Foto pupazzo chupa chups

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PoP ArT -Mappa Concettuale

Definizione del termine: affermazione e componenti

Poetica

New Dada:

Ø        Dada storico:

ü        Schwitter


ü        Hock

ü        Duchamp

Ø        Artisti new Dada:

·          America

ü        Rauscemberg

ü        Johns

ü        Dine

·          Francia

ü        Yves Klein

·          Italia

ü        Manzoni

Pop:

Ø  Artisti pop:

·          America

ü        Andy Warhol

ü        Lichtenstein

ü        Oldemburg

ü        Segal

ü        Rosenquist

ü        Wesselmann

ü        Indiana

·          Europa (gran Bretagna)

ü        Richard Hamilton

ü        Eduardo Paolozzi

ü        Peter Blake

ü        David Hockey

ü        Ronald B. Kitay

ü        Peter Philips

ü        Joe Tilson

·          Francia

ü        Nouveau realisme

ü        Martial Raysse

·          Svezia

ü        Oyvind Fahlstrom

·          Germania

ü        Fluxus

·          Italia

ü        Mario Schifano

ü        Valerio Adami

ü        Mimmo Rotella

ü        Armando Testa

ü        F. Angeli

ü        Mario Ceroli

ü        Pino Pascali

ü        Gianni Kounellis

ü        Michelangelo Pistoletto

ü        Enrico Bay

ü        Concetto Pozzati

ü        Fabio Mauri

PoP ArT

Il termine "popular art":

  • fu coniato nel 1955 dagli inglesi Fiedler e Banham  per designare le forme visive e musicali collegate ai mass-media
  • all'inizio degli anni '60 l'americano Alloway adottò l'espressione "pop art" come sigla di un movimento d'avanguardia per definire un'arte colta che compie uno scambio con i mass-media.

La pop art è un'arte tipicamente statunitense: è negli USA  che nasce dall'esperienza dell'informale italiano (Manzoni, lo stesso Warhol prenderà spunto dalle serie di M.) e di quello statunitense di Pollock, un informale legato alla stesura caotica del colore e privo di forma.

1963àThe popular image

                Mostra a cui partecipò la formazione della Pop art ufficiale:

·         Robert Rauschemberg

·         Jasper Johns

·         Jim Dine

·         Roy Lichtenstein

·         Claes Oldenburg

·         Andy Warhol

·         James Rosenquist

·         Tom Wesselman

1963àArticolo "Ricognizione e reportage" sulla rivista italiana Collage

                Essi sono due momenti espressivi :

                               Ricognizione: ricerca di Rauschemberg, Johns e Dine à radice neo dada

Reportage: caratterizza la produzione degli altri à é più propriamente pop, cioè scambio di immagini e tecniche con i mass-media

1964àXXXII Biennale di Venezia

Decreta il successo 555d35f internazionale della Pop art: espongono Rauschemberg (vince gran premio della pittura), Johns, Dine, Oldenburg

                Espongono nel padiglione italiano i capostipiti di "Piazza del Popolo" (F. Angeli, A. Testa, M. Schifano) di orientamento parallelo anche se autonomo rispetto alla pop.

Fu il primoatto di decadenza della pop a mero fenomeno commerciale.

               

Poetica:

Al di là delle mostre comuni gli artisti pop non sono un gruppo omogeneo: non hanno un programma e non redicono un manifesto. La pop art è stato più che altro un clima, un momento di convergenza di varie linee di ricerca e di varie posizioni intellettuali su uno steso tema.

Per pop art si intende l'assunzione da parte degli artisti di un linguaggio visivo prelevato da quella che è la società di massa.

Per comprendere a fondo la pop art occorre prendere in considerazione il contesto in cui nasce, che è quello del boom economico.

I consumi sono aumentati grazie all'accresciuto potere d'acquisto  delle masse: si diffondono gli elettrodomestici, l'automobile e la televisione, forse il più potente fra i mezzi di comunicazione.

La creatività diventa un lavoro per la massa: la tv e i cartelloni diventano veicoli per la pubblicità.

Aumentano quindi la grafica pubblicitaria, il design e gli spot televisivi.

Essi sottraggono agli artisti un campo fino a quel momento di loro esclusiva competenza, quello della produzione delle immagini. Quindi l'artista deve entrare in questa logica e appropriarsi, per rifigurarle, delle immagini della società dei consumi.

Se la società è una civiltà del consumo allora anche l'arte, come qualsiasi prodotto per la massa accessibili a tutti, deve diventare oggetto di consumo, e seguire le medesime leggi di mercato.

Non viene meno però, un compito che appartiene da sempre al ruolo dell'artista ed è uno dei messaggi che più

tenacemente l'arte pop porta avanti, ossia svelare e smascherare certi meccanismi percettivi attraverso l'uso di immagini attinte dai mass media. Obsolescenza: processo di nascita e assorbimento della notizia nella psicologia di massa.

Diventano arte:  barattoli di salsa, bottiglie di bibita, confezioni di detersivo, cartoni animati, pin-up della televisione, cibi preconfezionati e standardizzati cioè le immagini provenienti dai mezzi di comunicazione  di massa alle quali viene riconosciuto un valore espressivo. Sono simboli di un'epoca.

Molti artisti pop, come anche quelli neodada, ricorrono all'happening: uno spettacolo di arte e musica quasi teatrale in cui la sequenza delle azioni è progettata in anticipo.

Fa leva sul potere di suggestione provocato dalla ritualità dell'evento, e sulla partecipazione emotiva del pubblico. 

Si tratta evidentemente di un tentativo di ridar vita e consistenza al potere di suggestione dell'arte, impoverito e svuotato dalla routine commerciale delle mostre.

La pop art non ha l'intento di nobilizzare la realtà, ma piuttosto l'intenzione di sottolineare gli aspetti più grotteschi della realtà. Esprime la non creatività della massa.

Il senso della tecnica pop è una semplice, istintiva, inconcludente manipolazione della realtà  in cui le immagini della quotidianità rimangono impigliate nel quadro.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli stati uniti hanno aiutato l'europa nella ricostruzione, inventando il piano di aiuti economici Marshall, dal nome del senatore del congresso che ne fu promotore. Questo investì ogni aspetto della vita in Europa. Quindi anche l'inserimento della pop art in europa può essere visto come uno strascico della predominanza della cultura americana nel vecchio continente, ma trova anche le sue ragioni nella cultura pittorica europea del tempo.

Il successo della pop art è stato ampio, e certo ha influito sul costume, sulla moda, sul cinema, sull'arredamento forse più di ogni altro movimento di rottura di questo secolo.

La pop art, dopo il momento di estasi iniziale, scade in una sorta di manierismo, nel momento in cui dopo essersi affermata con successo fino al 64-65, diventa un fenomeno commerciale, del resto lo stesso Warhol capì da subito il potere economico della pop nel mercato dell'arte. Infatti la pop nasce come velata critica della società di massa, ma finisce ben presto per essere inglobata dall'alta società americana che fiuta l'affare e sminuisce l'intento della pop inserendola nel circuito del commercio, trasformando gli stessi pittori in imprenditori.

New Dadaà recupero linguistico del dadaismo storico

Corrente variamente connotata degli anni '50: partecipano Rauschemberg  Johns e Dine

Dadaismo storicoà esponenti che influenzano la corrente neo-dada:

·  Kurt Schwitter:

pittore dadaista della Berlino degli anni 20. Fa uso di materiali etrogenei tratti dalla quotidianità (ritagli di giornali, frammenti di legno, biglietti del tram, denaro, ecc) in singolari montaggi nell'intento di raccontare se stesso attraverso ritagli di quotidianità.

Collage, 1920 (Pag 6 art dossier Pop Art)

·  Hannah Hock:

Artista dadaista tedesca.

Collage, 1922

Anche lei produce collage con fotografie di famiglia, paesaggi, opere d'arte, frammenti di stampa, cartoline, commenti personali con disegni dai tratti infantili senza però voler parlare della società, ma per raccontarsi, come se fosse un autoritratto tramite il collage su tela di oggetti qualsiasi.

La mia scrivania, 1922 (pag 7 art dossier pop art)

In questa opera oltre alle  cartoline da lei fatte, sono presenti ritagli di giornale messi in sequenza su una linea retta al centro della composizione. Il tutto è legato da macchie di colori puri che vengono lasciti colare da pennellate molto diluite ottenend un effetto che ricorda le ferite del corpo umano. Anche qua il colore e i ritagli di giornali accostano l'intervento dadaista alla pop art (Warhol da giovane ritagliava e riproduceva foto tratte dai giornali dei grandi divi o di incidenti stradali)

·  Marcel Duchamp (negli anni 50' era negli USA)

Aveva proposto, con l'invenzione del ready made, oggetti comuni e già fatti come opere d'arte, togliendoli dal loro contesto e isolandoli. La poetica di D. era caratterizzata dal costante ricorso al non-senso, con giochi di parole ed espressioni gratuite a integrazione o sostituzione delle immagini. La sua concezione era che le sue opere non erano destinate a durare in eterno, quindi autorizza la riproduzione di multipli che sono restituzioni fedeli del pensiero originale, una concezione fatta propria della pop art.

Ruota di bicicletta, 1913 (pag 5 art dossier pop art)

Orinatoio, 1917 (pag 6 art dossier Warhol)

Artisti new dada

AmericaàRauschemberg, Johns, Dine

Rauschenberg (1935)

Nasce a Port Arthur in Texas. Dopo un breve soggiorno a Parigi torna negli USA (nel 53 è a New York), sotto la guida di un maestro del Bauhaus, Joseph Albers che gli insegna a lavorare coi materiali più differenti e a sviluppare le tecniche per combinare insieme struttura, tessuto e fattura.


Egli reagisce alla iniziale influenza della pittura di gesto, esercitata su di lui da De Kooning,  attraverso prelievi dalla realtà e operazioni di collage nei suoi combine paintings (combinazioni di pittura e oggetti) in cui la parte dipinta è di tipo informale mentre i prelievi dalla realtà si distaccano dal tessuto pittorico.

Incolla alla superficie del supporto oggetti che richiamano il mondo dei mass-media: pezzi di stoffa o di legno, ritagli di giornale, riproduzioni di capolavori dell'arte classica, fotografie da albo di famiglia o di personaggi pubblici, atleti in gara, animali impagliati e bottiglie di coca-cola .

Il suo modello linguistico è tutta la tradizione cubo-futurista (collage) e dadaista (ready-made).

La sostanziale novità è l'incrocio di reperti eterogenei inglobati dalla pittura: il colore funziona da legante, coprendo in parte i frammenti, con colpi di spatola incrociati o sovrapposti, creando macchie e colature. Queste creazioni non sono soltanto una sorta di diario che accumuli annotazioni personali, ma è un vorticoso slancio appropriativo che mette l'artista in comunicazione con tutto "suggerendo di tuffarsi vitalisticamente nel flusso del mondo e apprezzarlo come una immensa pittura": l'arte è ciò che abbiamo intorno per cui gli artisti sono costretti a prendere ispirazione dalla realtà della società dei consumi infatti gli oggetti di consumo raccontano la propria esistenza.

Ci si appropria degli oggetti per rispondere al non bisogno delle opere d'arte.

Dal 62 abbandona progressivamente la produzione di opere a rilievo per eseguire una lunga serie di pitture piatte, dove le immagini vengono trasferite sulla tela mediante il ritocco fotografico.

È evidente l'influenza di Warhol nell'impiegare processi fotomeccanici di stampa come la serigrafia.

Nel 1970 si trasferì in un isola della California dove tutt'ora vive e lavora.

Bed, 1955, tecnica mista, 77,5x185 cm New York, MOMA (pag 10 art dossier pop art)

Vero e proprio letto appeso sul telaio, con tanto di coperta, lenzuola e cuscino, intriso di smalti corposamente e disordinatamente sovrapposti, quasi con furia che accrescono la disgustosa evidenza della cosa presentata come quadro. L'oggetto rappresenta se stesso e sembra dipinto ironicamente. È ancora il tema della pittura-cosa che invade lo spazio dell'esistenza, si fa ambiente.

Gold standard,1964 (pag 12 ad pop art)

Costruzione tridimensionale di legno tempestata di immagini sui vari lati che ospita un animale impagliato dove ritroviamo un paio di scarpe, consumate sino all'inverosimile, appese nell'angolo destro con stringhe e fil di ferro. Viste le macchie di vernice è possibile ipotizzare che siano appartenute al pittore, insieme agli altri oggetti inseriti nell'opera (una cravatta, una bottiglia di Coca-Cola, una sveglia) tutti appesi a un paravento giapponese color oro. Vuole dare l'idea di un negozio in cui il cane aspetta fuori, suscitando una sensazione a cavallo tra realtà e finzione a metà tra pittura e scultura. Per interpretare quest'opera, bisognerebbe visionare il film che ha documentato l'azione artistica. Più in generale possiamo riflettere sulla casualità con cui gli oggetti entrano nei collage di Rauschenberg e vengono trasformati sia dal contesto dell'azione artistica, sia dai colori che li riportano a una nuova vita. Anche in questo caso il colore ha il sopravvento: ombre di rosso, bianco e nero si mischiano agli oggetti, ma è il color oro a dominare. Fu esposto alla biennale di Venezia.

Dylaby, 1962 Combine: olio su metallo, legno e tela cerata, cm 278x221x38, New York, Sonnabend Collection (pag 13)

Compaiono alcuni elementi grafici di derivazione commerciale. Questi innesti, presenti nelle sue opere già dal 1958, hanno indotto parte della critica contemporanea ad accostare l'opera di Rauschenberg alla Pop Art.

Achse, 1964 (pag 25)

Rebus, 1955 (pag 7)

Jasper Johns (1930)

Nel 1952 è a New York dove inizia la sua ricerca neo dada nel 54-55.

Si affida alla pura pittura, pur incorporando talvolta inserti di realtà, in un impasto, governato dal pennello.

Ciò che Johns deriva dal dadaismo è la gratuità dei segni e un lessico di parole lettere e numeri alternati a scale di rettangoli o a cerchi concentrici, insomma la sua è la poetica dell'oggetto qualsiasi che è debitrice al dadaismo quanto anticipatrice del pop.

Rispetto al dada e alla pop, gli oggetti di Johns rimangono sospesi in una curiosa situazione di stallo, proprio derivata dal fatto che sono quasi reali: come le lattine di birra che fonde in bronzo e dipinge a olio: non sono ready-mades, ma esempi di una nuova mimesi della realtà che sottintende il riconoscimento del banale che costituiranno uno dei punti basilari della pop.

La bandiera americana seduce l'artista, con le sue stelle e strisce che Johns riproduce con campiture imperfette tali da attenuare la griglia geometrica e da produrre fluide vibrazioni. Tre bandiere in proporzioni decrescenti possono sovrapporsi l'una all'altra, complicando il gioco ottico.

La bandiera è anche simbolo di quella realtà che è l'America, il simbolo per eccellenza di una identità collettiva. L'artista riesce a far convergere la nostra attenzione su cose che fino a quel momento avevamo solo superficialmente osservato, proprio perché costantemente sotto i nostri occhi.

Le sue bandiere diventano un must, tanto che diventano quella di tutti gli americani.

Nel 1959 incontra Duchamp, e comincia a dipingere frammenti tratti dal contesto quotidiano, riprodotti mediante generose e brillanti pennellate dando un aspetto raffinato alla qualità pittorica che ci indica come la presenza dell'artista sia inutile in una società pratica e indaffarata.

Quando non si adegua alla griglia della bandiera, la sua pittura si abbandona alla propria vocazione informale, presentandosi a macchie e pennellate incrociate o sovrapposte con ritmi gentili creando un contesto continuo e ben amalgamato.

In questo contesto, i vocaboli marcati a lettere maiuscole (che spesso sono i nomi dei colori) affiorano in un concerto di gamme cromatiche e analogamente affiorano gli oggetti dagli impasti pittorici: barattoli, campanelli, o calchi di figure.

Gli elementi e gli strumenti stessi del fare pittura sono l'oggetto privilegiato di una poetica auto-riflessiva.

Utilizza altre tecniche come la litografia e l'acquaforte.

Tiro a segno, 1955 (pag 11)

Inserzioni plastiche nella parte alta che rappresentano dei volti di perone quotidiane, qualunque su  superficie pittorica pura dove il colore è steso alternato è va a configurare un mirino. Una delle opere più complesse, che Johns andando avanti, non farà più.

Flag, 1954-1955 New York MOMA (pag 14)

Le sue bandiere sono diventate l'emblema della bandiera stessa ossia il quadro da rappresentazione dell'oggetto diventa l'oggetto stesso. La stesura del colore è vibrante, come se il materiale pittorico increspasse la tela. Interpretazione espressionista della bandiera.

Tre bandiere, 1958, encausto su tela (pag 49 art dossier pop art))

Savarin, 1960 (pag 14)

É letteralmente il barattolo dove Johns teneva i suoi pennelli. È una tipica scultura dadaista infatti viene realizzata a seguito dell'incontro con Duchamp, non C'è intervento dell'artista, tranne una leggera pennellata di nero sulla lattina. Qui della pop non c'è quasi nulla tranne l'utilizzo della scatola di caffè quindi l'oggetto di consumo in cui il marchio non vine cancellato, ma esaltato, nn per fare pubblicità, ma per ribadire come gli oggetti di consumo comprati al supermercato entrino nella nostra esistenza quotidiana. È un discorso ironico.

Field painting, 1963-1964 (pag 15)

Souvenir 2, 1964 (pag 15)

Scrive sulla tela souvenir per esprimere il concetto più che di souvenir in se stesso quello di gita fuori porta, che gli americani erano soliti fare verso i laghi. Mette un piatto da picnic con i colori primari scritti a grandi lettere e un volto umano come era in uso in america (si potevano far fare dei piatti con le proprie foto), allarga la prospettiva incollando una tela rovesciata per dare l'idea dei quadretti delle vedute paesaggistiche in vendita nelle bancarelle dei luoghi di turismo, prosegue la composizione con una cornice dal tono un po' scuro non uniforme come se fosse un ricordo dove appiccica una torcia e uno specchietto. Nella disposizione degli oggetti è meno irruente, sembra esserci un minimo di ricerca geometrica. Un'opera pittorica legata a quel momento, un'opera ironica.

Fool's house, 1962 (pag 35)

Jim Dine (1935)

Nel 1958 è già attivo a New York.

La sua esperienza attorno il 62-63 è legata a Duchamp.

Attinge al modello di Rauschenberg, ma introduce una certa durezza  e sinteticità di presentazione, influenzata dal russo Iwan Puni che verso il 1915 aveva applicato applicato oggetti isolati (sega martello) al contesto del quadro. Dine usa utensili come il martelllo o il coltello sospesi contro lo sfondo del dipinto, o a esso incorporati e talvolta abbinati all'immagine o traccia dell'oggetto stesso. Lavora anche a Londra. Ha delle idee più originali ed è il più raffinato rispetto agli altri artisti pop: é più un esteta.

Scarpa, 1961 (pag 16)

Dipinge una scarpa elegante al centro del quadro, essa è isolata in una rappresentazione frontale che sembra favorire un momento di riflessione.

Morsa, 1962 (pag 16)

Una morsa da carpentiere sistemata su un palchetto che entra in una tela bianca appesa al muro, ricorda Fontana (il foro fa intuire il dietro, banalizzazione del gesto di Fontana attraverso una istallazione). Vuole dare l'impressione di una superficie che viene bucata.

Coltello rosso, 1962, Olio su tela con oggetto, 51x61 cm, Brescia (pag 17)

La composizione presenta un coltello rosso appeso tramite un gancio alla tela che è dipinta di rosso con un materiale pittorico non steso uniformemente che quasi evoca il grande rosso di Burri. Lo sfondo rosso amplifica il colore del coltello come fosse un ingrandimento dell'oggetto,. stesso. Più che individuare l'oggetto della vita quotidiana, l'emblemaL'oggetto reale viene teatralizzato, scivola anch'esso lentamente nel territorio della finzione, diventa rappresentazione di se stesso.

Palettes, 1962 (pag 4)

Palettes è il termine internazionale per indicare la tavolozza dell'artista infatti la composizione rappresenta una tavolozza dove sono spalmati dei colori. Questo è uno dei suoi primi lavori pop, sicuramente non si accosta a Andy Warhol, ma di cero assomiglia ad alcune opere dada di Marcel Duchamp (prendere oggetti tratti dalla realtà, oggetti qualunque e darli al genio dell'artista che li qualifica come opere d'arte.

FranciaàYves Klein

Yves Klein (1928-1962)

Inizia con una pittura monocroma:Quadri gialli, arancioni, verdi, appena increspati da un sottile rilievo. Verso il 1957 restringe ancora di più la gamma al solo blu, poi alternato con l'oro in foglia. Dopo il 1960 dipingerà quadri anche con il fuoco oppure esponendoli agli agenti atmosferici. Dal 1958 aveva fatto esperimenti con princeaux vivants, modelle cosparse di colore, che spalmavano, col loro corpo la pittura su tele e carte. Queste azioni, dette in seguito antropometrie, diventeranno nel 1959 happenings veri e propri.

Monogold, 1961, foglia d'oro fino incollata su tavola, 60x75 cm, Milano (L1 pag 607 fig 72)

Italia àManzoni

Scarpa destra di franco angeli, 1961 (pag 43 art dossier)

Artisti pop

AmericaàAndy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, George Segal, James Rosenquist, Tom Wesselmann, Indiana.

Andy Warhol

Warhol rappresenta l'america meglio di qualunque altro artista del tempo, è l'America nel momento in cui l'America è il mondo.

È nato a Forest City, fra il 1928 e il 1930 (incertezza sulla data di nascita alimentata da lui stesso).

Nato da genitori cecoslovacchi trasferitisi in america negli anni 20, il vero nome lo dimostra, Andrew Warhola ha espresso in  vita , e in modo emblematico, la personificazione del personaggio-divo con una nota di dandismo. Il padre lavorava nelle miniere di carbone, la madre vendeva fiori porta a porta ed era il trzo di tre fratelli.

Conclusi gli studi si trasferisce a New York nel 1949, dove inizia l'attività di grafico pubblicitario per le riviste di moda Vogue Bazar e crea i primi disegni pubblicitari per una famosa ditta di calzature.

Sono gli anni 50 e la scena artistica è dominata dall'informale, ma Warhol non sembra particolarmente attratto da quegli esempi.

Nel 56 parte per un lungo viaggio intorno al mondo, che lo porta anche in Italia. Nel corso di questo soggiorno si rafforza in lui l'ambizione di diventare artista.

All'inizio degli anni 60 lascia il mestiere di pubblicitario per mettersi a lavorare in proprio come artista indipendente per ottenere una completa conoscenza della comunicazione artificiale di massa.

Fino al 62, Warhol dipinge ancora con pennello e colori creando alcuni singolari dipinti in cui l'artista trascrive in bianco e nero dei particolari pubblicitari., ma contemporaneamente perfeziona le sue tecniche grafiche, soprattutto il procedimento del silk screen (riporto forografico su tela) in cui l'artista si limita a trattenere e a rifare l'immagine prescelta: rifà le immagini che sono sotto gli occhi di tutti per sottrarle all'invisibilità e renderle vedibili e farcele conoscere veramente, perché come dice Edgar Allan Poe, scrittore americano dell'ottocento in un suo scritto "la lettera rubata" ciò che è troppo esposto si sottrae alla nostra percezione visiva.

Da questo momento cominciano ad apparire marchi di fabbrica e i volti dei divi più famosi in america: Elvis Plesley, Jackie Kennedy, Marlon Brando, Elizabeth Taylor, Natalie Wood e James Dean.

Sarà tuttavia Marilyn Monroe ad essere innalzata a modello principe dell'arte, per il suo valore simbolico che quest'ultima aveva assunto nella coscienza america, soprattutto dopo essersi suicidata nel 62.

Produce anche la serie dei Disaster: ha messo insieme un repertorio di immagini di fatti di cronaca, mescolando incidenti e suicidi, alla sedia elettrica.

Esiste anche la serie dei Flowers con cui riempie le pareti delle gallerie d'arte. Non ha trascurato nemmeno il dollaro.

Molto presto anche W. comincia a ripetere i suoi soggetti su una stessa tela: una serialità che richiama ancora una volta i mezzi di produzione e la fabbricazione a catena. E allo stesso tempo svuota l'immagine dal significato e dalla drammaticità, in un livellamento che è quello della notizia televisiva.

Egli preleva l'immagine dai circuiti d'informazione di massa, ma la presenta logora, sfatta consumata. È una immagine che ha fatto notizia: l'incidente di auto, la sedia elettrica su cui è morto il famoso assassino, il o la protagonista del fatto del giorno. Sono immagini divulgate dalla stampa quotidiana: la medesima immagine viene vista molte volte, stampata in piccolo o in grande, in nero o a colori, sul giornale che vediamo dappertutto, finiamo per riconoscere l'immagine senza doverla osservare. Quindi le immagini, talvolta anche isolate, si presentano come appaiono nella scolorata tiratura dei giornali, con minime variazioni di contrasti e giochi di sfumature oppure in toni monocromatici con contorni imperfetti: ciò dona alla sua produzione l'assenza di spessore materico, ma con un risultato di straordinaria eleganza e asciuttezza nella resa e nell'accordo dei grigi.

Due sono i procedimenti utilizzati da Warhol per dare visibilità alle immagini di consumo: il primo è l'isolamento e la dilatazione dell'immagine, il secondo è la serialità del soggetto.

Esse provocano moti psicologici non tanto per l'espressività della scena, quanto dalla constatazione della sua glacialità.

Il suo lavoro consiste nel rifiuto del tradizionale lavoro fatto a mano e nel conseguente impiego dei media meccanici: foto, pellicola, registrare a bobine. Ciò significa che l'automatismo dalla dimensione quotidiana è stato trasferito sul piano creativo: Warhol ha usato questo trasferimento per mimare i procedimenti della macchina allo scopo di fabbricare le sue immagini.

Verso il 62 le sue posizioni si confondevano con quelle di Lichtenstein: entrambi disegnano in maniera schematica. In seguito Lichetenstein si specializza nei fumetti e il loro processo creativo si differenzia: L.analizza il processo di formazione dell'immagine e l'effetto sulla psicologia collettiva, mentre Warhol quello di degradazione dell'immagine.

Nonostante il loro tentativo di integrarsi nella società di massa sono entrambi due intellettuali di opposizione, ma prevista e autorizzata dal sistema.

Nel 1963 afferma "mi resi conto che tutto ciò che stavo facendo doveva essere morte" , egli è influenzato dal momento finale del consumo, in cui l'immagine logorata è morta. Non è interessato dall'esattezza iconografica perché il medium è più importante del messaggio.

Nello stesso anno l'artista fonda la Factory in un loft di New York sulla 47 strada, una sorta di atelier che diventa il punto di riferimento della movimentata scena artistica newyorkese delle avanguardie, all'incrocio tra protesta, cultura della droga e consumo. La Factory è il luogo dove si creano multipli delle opere del maestro destinate alla commercializzazione in tutto il mondo, in cui ad avere un contatto fisico con le opere erano soltanto i collaboratori che riproducevano sotto la supervisione di Warhol. Nella factory l'artista stabilisce il suo domicilio e il suo laboratorio.

Dal 1965 è sempre più attratto da nuove forme di comunicazione, si dedica con crescente interesse al cinema (produrrà film di Spike Lee), alla fotografia, alla musica (Velvet Underground) e alla tv (produce pubblicità). Per quanto riguarda il cinema si occupa di film underground, diffusi in una cerchia ristretta di persone: anche nei film l'approccio è diretto infatti spesso erano girati con la telecamera fissa su degli attori che non sapevano bene cosa fare o erano ripresi mentre facevano azioni banali o ripetitive. Organizza anche feste, mostre e happening.

Insomma sarà lui in prima persona a gestire i media stessi: inventa la parola talent-scout cioè trovare talenti nel mondo della creatività.

Warhol fu uno dei primi a nobilitare il colore rosa come del resto sceglie sempre colori aggressivi e antinaturalistici con i quali conferisce alle immagini un impatto visivo  e una risonanza emotiva molto forte soprattutto nella serie dei ritratti e dei disastri.

Nel 1968 pubblica un volume "A: A novel" registrando al magnetofono la sua stridula voce (era solito girare con un registratore a bobine) e nel giugno dello stesso anno viene colpito da due pallottole provenienti dalla mano di Valerie Solanis, unico membro della società per fare a pezzi gli uomini.

Riprende l'attività pittorica in modo continuativo solo dal 70-72, quando inizia a realizzare la serie di ritratti di Mao e gli autoritratti.

Per tutti gli anni 60 la sua arte è riuscita a mantenere il suo rarefatto livello di qualità, scadendo poi in esercizi più sciatti e disinvolti: come se lo stesso artista fosse rimasto contaminato dai suoi stessi modelli di consumo, che all'inizio filtrava con distacco intellettuale.

Nel 1972 si inventa il ritratto monoprezzo: mette un annuncio sul giornale rendendo noto che chiunque si fosse voluto far fare da lui un ritratto avrebbe potuto pagando la modica somma di 25.000$. con questo egli afferma io produco beni di consumo tanto quanto un'azienda che mette gli annunci. Partita come un a provocazione il ritratto di Warhol accumula una lista d'attesa di 20 anni. I maggiori personaggi in vista in quel periodo volevano farsi ritrarre dal famoso Warhol. Ma non era direttamente il maestro a produrre il ritratto, si occupava solo della scelta della foto portata dal commintente in formato fototessera con il taglio migliore e delle scelte di elaborazione, per il resto  lasciava la vera produzione ai suoi collaboratori. Arriva a produrre 50-100 ritratti all'anno

Sempre nel 1972 intraprende la strada aperta dai ritratti di Mao, strada che lo porta alla serie delle ossidazioni e delle ombre, vicine all'espressionismo astratto. Anche il tema dell'autoritratto, costante nella produzione dell'artista, viene riproposto secondo le nuove esigenze di questo periodo.

Nell'ultima parte dela sua produzione ha condotto una retrospettiva delle sue opere combinando scatole di Campbell's soup, scontri stradali, immagini di Jacquelin Kennedy.

Negli anni 80 comincia una delle operazioni con l'esito più provocatorio e spiazzante nel contesto della sua produzione: la riproposizione delle celeberrime opere trasfigurate grazie ad uno spregiudicato make-up ("l'ultima cena" di Leonardo, "la venere" di Botticelli, le "muse inquietanti" di De Chirico, la "madonna sistina" di Raffaello)

Nel 1987 l'artista muore prematuramente in seguito ad una operazione chirurgica alla cistifellea, per la negligenza dell'infermiera che lo doveva assister invece leggeva la bibbia.

I dream of Jeannie with the ligh brown shoes, 1955 (pag 13 art dossier andy)

A la recherche du she perdu, 1955 (pag 50 art dossier pop art)

Close cover beforre strimking (Pepsi cola), 1962 (pag 14 art dossier andy)

Riproduce in un dipinto fatto a pennello il cartellone pubblicitario della pepsi-cola. Warhol applica ai beni di consumo tra i più diffusi un significato di grande democraticità: pepsi sola e coca cola oltre ad essere delle bevande buonissime sono accessibili a tutte le classi sociali e di largo distribuzione uguale in tutto il mondo. Aveva già intuito come il mondo si stava appiattendo sui beni di consumo rischiando di livellare le culture dei paesi dove si diffondevano e creando una società di massa troppo larga.

Big campbell's soup can, 19c, 1962, Houston Texas, Menil collection (pag 13 art dossier andy)

Ripoduce la scatola della zuppa Campbell si perché era un oggetto di consumo di massa quindi emblema della società, ma anche per un fattore personale: negli anni del dopoguerra era uno dei pochi alimenti di cui si cibava. La massaia che compra la zuppa Campbell è ignara del giro di marketing e pubblicità che gira dietro al design dell'etichetta della scatola, e la stessa cosa vale per la pepsi e la coca-cola: le scritte sono sistemate in modo tale che rimangano impresse nella mente della gente. Sono chiare le contaminazioni con l'opera di Manzoni: anche lui fa scatole con l'intento di giocare sulla banalità della società del tempo, anche Manzoni reitera un oggetto.

Two hundred campbell's soup cans, 1962 (pag 31 art dossier andy)

Green coca cola bottles, 1962, new york (pag 33 art dossier andy)



Five coke bottles, 1962 (pag 31 art dossier andy)

One dollar bill, 1962(pag 3 art dossier andy)

Front and back dollar bills, 1962 (pag 32 art dossier andy)

Marilyn Monroe (twenty times), 1962 (pag 4 art dossier andy)

Do it yourself (sailboats), 1962 (pag 50 art dossier andy)

Orange disaster, 1963 Guggenheim museum (pag 16 art dossier andy)

Green burning car I, nine times, 1963 (pag 38 art dossier andy)

Orange car crash two times, 1963 (pag 39 art dossier andy)

Lavander disaster, 1963 (pag 16 art dossier andy)

Ambulance disaster two times, 1963 (pag 16 art dossier andy)

Orange car crash, 1963 (pag 35 art dossier andy)

Double elvis, 1963 (pag 15 art dossier andy)

Early colored Liz, 1963 (pag 30 art dossier andy)

Jackie (the week that was), 1963 (pag 41 art dossier andy)

Silver marlon, 1963 (pag 15 art dossier andy)

Shot orange Marilyn, 1964 (pag 30 art dossier andy)

Elvis I and II, 1964 (pag 37 art dossier pop art)

Sixteen Jackies, 1964 (pag 22 art dossier pop art)

Sono una serie di fotografie serigrafate che riportano il viso di Jaquelin Kennedy, moglie del presidente ucciso, prima e dopo l'omicidio. Era interessato a come i giornali divorassero i personaggi pubblici e quindi non lasciano spazio alla loro privacy, soprattutto nei momenti di lutto personale, per soddisfare la voracità dei lettori. Jacklin è una vittima dei mass-media. LA tecnica che adotta è quella di fotografare le immagini dai giornali e poi le sviluppa sulla tela con un procedimento piuttosto complesso: le cosiddette "serigrafie inchiostrate" cioè impressiona il negativo sulla tela attraverso varie sesioni di inchiostratura rifacendosi ai procedimenti serigrafici che aveva imparato quando era grafico pubblicitario.Il risultato è quello di una superficie pittorica senza, però, intervento artigianale sulla tela , solo attraversoun procedimento meccanico, la sua partecipazione riguarda il dosaggio e il colore dell'inchiostro per far vedere il processo di sfocatura dell'immagine. Il suo intento era infatti quello di sottolineare la perdita di valore dell'immagine sui giornali perché una volta riproposta un'infinità di volte sulla rotativa essa perde il tono iniziale, esi dissolve nella poenza dei mass-media.

Marilyn, 1964 (pag 468 L2)

Il volto sorridente di Marilyn, emblema assoluto di bellezza e success, ricorre in una serie interminabile di tele. Warhol lo ripete sempre simile ma mai identico, oichè in ogni nuova rappresentazione l'artista varia i colori, anche se talvolta solo in termini di sfumature. La scelta di colori aggressivi e dissonanti conferisce alle sue immagini un impatto visivo ed emotivo molto forte. Warhol, inoltre, isola la sua figura e la dilata, stampandola al centro della tela.

Liz, 1964 (pag 15 art dossier andy)

Selfportrait, 1964 (pag 26 art dossier andy)

13 most wanted man, 1964 istallazione al new york state pavilion (pag 40 art dossier andy)

Suicide, 1964 (pag 16 art dossier andy)

Various Boxes, 1964 (pag 14 art dossier andy)

Quattro pannelli dal titolo flowers, 1964 (pag 19 art dossier andy)

Con estema disinvoltura passa dai ritratti in seri di Hollywood alle variazioni su tema che vedono protagonisti cibi e bevande di consumo, alle sequenze dei disaster alle repliche di fiori dai vividi colori antinaturalistici.

Coloured campbell's soup can, 1965 (pag 14 art dossier andy)

Cow wallpaper, 1966 (pag 35 art dossier andy)

Marilyn, 1967 (pag 23 art dossier pop art)

Andy è nel pieno dl successo, ha affinato il suo metodo di produzione delle immagini attraverso la tecnica serigrafica: ciò rende I suoi soggetti dei prodotti industriali. Usa i colori pur anche banali, che trasformano l'immagine di Marilyn in una Barbie, un pupazzo.

Self portrait, 1967 (pag 25 art dossier andy)

Big electric chair, 1967 (pag 27 art dossier andy)

Flower, 1967 (pag 18 art dossier andy)

Campbell's tomato soup can, 1968 (copertina art dossier Andy)

Kellog's boxes (corn flakes), 1971 (pag 30 art dossier pop art)

Roma. Graziella, 1972 (pag 22 art dossier andy)

Uno dei primi ritratti di vip.

Mao, 1972 (pag 28 art dossier andy)

David Hockey, 1974 (pag 23 art dossier andy)

Skulls, 1976 (pag 42 art dossier andy)

Oxidation painting, 1978 (pag 28 art dossier andy)

Big retrospective painting, 1979 (pag 23 art dossier andy)

Shadows, 1979 (pag 28 art dossier andy)

Marilyn. Black on blue green, 1979-1986 (pag 43 art dossier andy)

Four Marilyns. Black on white, 1979-1986 (pag 43 art dossier andy)

The shadow, 1981 (pag 29 art dossier andy)

The disquieting muses, 1982 (pag 21 art dossier andy)

Dollar signs, 1982 (pag 32 art dossier andy)

Botticelli's venus, 1984 (pag 21 art dossier andy)

Camouflage self portrait, 1986 (pag 2 art dossier Andy)

Six self portraits, 1986 (pag 30-31 art dossier andy)

Last supper black and green, 1986 (pag 20 art dossier andy)

Nine multicoloured Marilyn, 1986 (pag 36 art dossier andy)

Marilyn. Black on black, 1986 (pag 43 art dossier andy)

Roy Lichtenstein (1923-1997)

È stato uno dei massimi esponenti della pop americana.

Nel 1943 egli partì per il fronte europeo dove rimase per tre anni, tornato concluse gli studi.

Nei primi tempi svolge attività d'insegnante d'arte e vetrinista, manifestando nelle sue prime prove pittoriche decisive influenze esercitate dall'informale.

È celebre per le sue immagini tratte dai fumetti: parte da immagini di largo consumo già confezionate da tecnici della produzione industriale, alle quali applica un'acuta lente d'ingrandimento che le trasforma in tele dalle dimensioni monumentali, sottraendole al loro normale consumo.

Isola e ingigantisce delle figure inquadrate in modo dettagliato con un tipo di ottica ravvicinata in uso nelle sequenze degli strips.

Questo procedimento non solo produce un effetto di straniamento dell'oggetto, ma ci rivela anche che quell'immagine è composta da una miriade di puntini.

È l'effetto prodotto dal retino tipografico, un semplice artificio di stampa con il quale Lichtenstein ottiene la puntinatura grazie all'applicazione del colore attraverso griglie traforate. I grossi contorni neri danno eleganza e incisività alla composizione. Per rilevare gli effetti di luce e ombra del puntinato si serve di procedimenti puntinismi di origine neoimpressionista.

.L'artista pone in massima evidenza l'aspetto commerciale di quelle immagini coinvolgenti e allettanti, fonte nel lettore di suggestioni ed emozioni, dovute alla sua riproduzione meccanica e impersonale.

Verso il 1963-64 abbandona progressivamente il filone dei fumetti rivolgendo la sua attenzione ad altri soggetti e temi: rivisita templi greci con relative colonne, ritratti di Cezanne o di Picasso, le cattedrali di Monet fino ai quadri di Mondrian e Lèger, ma trattati e riconsiderati lo stesso livello delle striscie dei fumetti: riproduce un'immagine alta  in un linguaggio conforme al gusto popolare.

Lichtenstein attraverso la sua riformulazione pittorica ricerca un possesso più mirato, ma anche mentale e indiretto dell'immagine di massa.

Secondo L. l'arte pop guarda fuori, al mondo, ma soltanto segno di un atteggiamento diverso.

Engagement ring, 1961 (pag 7 art dossier andy warhol)

Takka-takka, 1962 (pag 49 art dossier pop art)

Vestigial appendage, 1962, olio su tela cm 183x236, New York (pag 680 argan ed vecchia fig n°749)

Hopeless, 1963 (pag 21)

Non si occupa di beni di consumo, ma della riproducibilità di alcune immagini come quelle delle strisce dei fumetti che uscivano sui giornali americani. Nei magazine le strisce venivano impaginate in alto e in 7/8 riquadri raccontavano una storia in episodi come delle telenovelle. Egli ingrandisce le immagini dei fumetti di storie d'amore di eroine, eroi ecc. e li riproduce fedelmente attraverso un particolare procedimento: partendo dall'ingrandimento della foto al nero crea dei modelli in cartone sagomati a secondo della forma che voleva ottenere che applica sulla tela e che gli consentono di non fare sbavature nella produzione del dipinto vero e proprio; riempie poi le campiture rimaste libere con del colore nero, applica alle campiture rimaste vuote il cosiddetto retino la cui applicazione pratica si riscontra nel fatto che il volto della ragazza che piange è cosparso di puntini microscopici che non sono altro che l'ingrandimento del vero retino tipografico. Il retino è quello che oggi sono i pixel. È interessato a riprodurre i procedimenti tipografici perché danno più personalità all'opera e mostrano il processo produttivo.

Woman with flowered hat, 1963 (pag 21), New York, MOMA

The great pyramid , 1969 (pag 3)

ClaesOldenburg (1929) scultore

È l'artista che tra quelli della scuola di New York ha risentito di più dell'influenza europea : crea oggetti quotidiani, ingigantiti o riprodotti in versione molle, di derivazione surrealista e scelti tra gli oggetti di consumo.

La sua scultura introduce una nota di ironia paradossale e di grottesco nella pop,

con materie plastiche e gessi dipinti, l'artista crea oggetti ispirati dalla produzione alimentare o igienica dell'industria di massa.

I soggetti preferiti sono prodotti industrializzati e di largo consumo: coni gelato, bistecche, dolciumi, dentifrici, spesso in scala colossale, come nei cartelloni pubblicitari.

L'impasto pittorico rappreso intorno agli informi e gonfi profili di queste merci provoca un effetto nauseante, di mollezza e di allegra putrefazione.


Il risultato è pittoricamente seducente.

È una sorta di espressionismo del banale che introduce un accento di denuncia al neutralismo ideologico della pop art.

Si prende atto dell'aspetto più degenerativo della massificazione industriale, e tuttavia ironizzarci sopra

Hamburger, 1963, olio su gesso, New York (pag 26)

Fornello, 1962 (pag 26)

Riproduce un fornello , una cucina degli anni 60 e la carica di cibi dai colori vivaci producendo un effetto di ridondanza

White shirt with blue tie, 1961, Colonia (pag 26)

White shirt on chair, 1962, Los Angeles

Roast beef, 1961, New York

Falling omelette, 1964, New York

Colors, 1961 gouache, cm 34,5 x 25 (Argan pag 674 n° 781)

Macchina per scrivere fantasma, 1963, panno, kapok, legno, New York

Bedroom ensamble, 1963, Ottawa, National Gallery of  Canada (pag 7 art dossier Warhol)

George Segal (1924) scultore

Rappresenta tridimensionalmente figure ricavate da un calco in gesso ottenuto per contattto con persone vere e spesso ambientate in ricostruzioni d'interni o di esterni, evocate dalla resenza di mobile, insegne, oggetti, o parti di oggetti prelevati di peso dalla realtà.

Il risultato è magistrale, per la sospensione che l'immagine assume tra verità e rappresentazione. Sono colti gesti e atteggiamenti comuni, pescati nell'osservazione della vita quotidiana, nelle città, nei locali di ritrovo, nei punti di vendita o lungo le autostrade. La filosofia del reportage pop trova in Segal il suo apice più  puro, sfiorato da un alito metafisico.

The diner, 1964-1966, Minneapolis (pag 28) 

Cinema, 1963, Buffalo (pag 29)

The aerial wiew, 1970 (pag 2)

Rosenquist

Mostra un aggancio più preciso al mondo della pubblicità, attraverso grandi pitture eseguite con uno stile vicini a quello dei grandi cartello ni pubblicitari.

Joan Crawford says (pag 33)

Pulsanti,1960-61, Milano (L1 pag 616 fig. 94)

President election, 1960-1961, Parigi, Centre Pompidou (pag 7 art dossier Andy Warhol)

Wesselmann (1931)

In alcune grandi composizioni introduce di fianco alla sua pittura di silhouettes schematiche, anche oggetti veri che devono sottolineare l'impressione quotidiana delle scene rappresentate.

Vasca da bagn n°3, 1963, Colonia

Natura morta n°36, 1964, New York (L1 pag 616 fig95)

Indiana

Usa 666, 1966-67

EuropaàGran bretagna, Francia, Svezia, Germania, Italia

Le più precoci manifestazioni di pop art apparvero in Inghilterra Già alla metà degli anni 50, anche se il termine pop art e il grosso del suo successo si avranno dopo l'apparizione negli stati uniti.

Gran bretagnaà Richard Hamilton, Edoardo Paulozzi, Peter Blake, David Hockney, Ronald B. Kitay,  Allen Jones, Peter Philips, Joe Tilson

This is tomorrowàEsposizione progettata insieme da architetti neobrutalisti e da artisti d'avanguardia con il fine di puntualizzare la situazione dell'uomo contemporaneo nella società dei mass-media.

Richard Hamilton

Alla mostra partecipa anche H. con l'ingrandimento di un suo collage fotografico che conteneva in nuce gli elementi del linguaggio pop.

È proprio ciò che rende oggi  le case così particolari, così attraenti?, 1956 (L1 pag 614 fig 89)

In un ambiente spettrale, abitato da un mister muscolo e da una pin-up della tv, compaiono la tv, un registratore, degli elettrodomestici, un poster con un fumetto, il simbolo della ford un chupa chups con la critta pop e ,sullo sfondo, dietro la finestra, brilla l'insegna di un cinematografo

Edoardo Paulozzi

Fin dal 1952 proiettava immagini composte da materiali pubblicitari

Peter Blake

Ha eseguito con smalti e colori acrilici su legno, dipinti ispirati all'immaginario dei cartelloni di massa.

Irish Lord X, 1969 (pag 45)

David Hockney

Nato a bradford nel 1937, è stato uno dei maggiori esponenti della seconda generazione pop inglese. A partire degli anni 60si è affermato negli stati unitii grazie a lavori basati su fotografie e immagini tratte da riviste. Trae spunto sempre dai cartelloni pubblicitari con repertori piu vari e fantasiosi dalle stesure fredde e liquide.

Blue interior, 1965 (pag 44 art dossier pop art)

Ronald B. Kitay

Inglese di formazione

Franciaà Nouveau realisme

Termine coniato nel 1960.

È riconosciuto come il filone francese della pop arte statunitense

Poetica: Recupero di tutti i materiali e di tutti gli oggetti presenti nel panorama urbano, culto dell'oggetto inutile, consumato che si collega al dada, ma si pone l'obiettivo di ridicolizzare la società dei consumi.

I nouveaux realistes legano la loro attività ad un gesto, a un procedimento di lavoro.

Tinguely (macchie inutili),

Arman (accumulazioni di oggetti usati e buttatiàCestino di Jim Dine, 1961 pag 44 art dossier ),

Cesar (compressioni di materiale ferroso),

Christo bulgaro (impacchettamenti di oggetti di consumoàRivista impacchettata, 1962 pag 44 art dossier),

Rotella italiano (decollageàPerugina, 1956 pag 43 art dossier).

Klein (fa parte del nuovo realismo per un anno)

Martial Raysse

Si è servito di tutti gli oggetti e i modi immaginativi tipici della cosmesi pubblicitaria, con esiti superficiali, ma di notevole grazia, nella loro volontà di realizzare una composizione leggera.

SveziaàOyvind Falhstrom

Fin dall'inizio degli anni 50 ha mimato nei suoi dipinti la tecnica del racconto dei fumetti, ma inseguendo una visione personale.

GermaniaàFluxus cioè assemblagismo

Artisti comeWolf Vostell fanno istallazioni in cui vengono utilizzate automobili, televisori o frammenti di oggetti di consumo.

Italiaà Valerio Adami, Enrico Bay, Concetto Pozzati, Franco Angeli, Tano Festa, Mario Schifano (pittori romani), Armando Testa, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Gianni Kounellis, , Mario Ceroli (gruppo piazza del popolo)

Anche in Italia gli artisti si interessano al mondo delle comunicazioni di massa, ma con accenti diversi da quelli USA.

1964àXXXII Biennale di Venezia

Crea scalore: il presidente della repubblica non partecipa all'inaugurazione e il patriarca di Venezia vieta di visitarla agli ecclesiastici. Ma gli artisti colgono l'occasione di un momento di confronto.

Renato Guttuso afferma che la pop è la prima rivoluzione dopo Cezanne, è una crisi salutare dell'arte di cui è necessario tener conto.

È Roma la capitale del pop con il gruppo piazza del popolo (Pascali, Ceroli, Kounellis)

Valerio Adami (1935)

Si rifà alla calligrafia dei comics. Propone una piyyura piatta e molto colorata, il disegno in neretto molto sottolineato come nei fumetti, che rappresentava in immagini composite, interni e situazioni quotidiane.

Enrico Bay: sviluppa i temi della pop.

Concetto Pozzati: personalissime variazioni sui temi della pop.

Franco Angeli pittore di Roma

Si concentra, negli anni sessanta, su alcuni emblemi densi di significati plurimi, come l'acquila sulle banconote del dollaro o certe insegne nazifasciste; una scelta che tradisce la neutralità ideologica della pop art.

Tano Festa pittore di Roma

Dava vita a cicli pittorici in cui ripeteva ossessivamente immagini di artisti del passato fino allo svuotamento totale del loro significato originario. In altri cicli fortunato come le finestre, mimava invece, su una gabbia quasi fissa, stili e stilemi di famosi artisti del novecento

Mario Schifano (1934) pittore di Roma

La figura più complessa del gruppo. Tra il 60 e il 62  ha prodotto i monocromi, dipinti su carta incollata su tela, che possono collocarsi tra neo-dada e pop per la loro natura di segnali stradali e per la disinvolta fluidità degli smalti che occupano piatte campiture, spesso bordate come schermi di proiezione e irregolari nel pennelllo, che lasia colare la materia pittorica. Si lascia andare poi a all'influenza di Warhol nei grandi particolari di propaganda o nella serie degli incidenti automobilistici. In seguito ha dipinto paesaggi veri e propri, ridotti a campiture essenziali, sottolineate da scritte come terra, mare, cielo, silhouttes e figure fino al grande ciclo del futurismo rivisitato che iniziava anche una serie di citazioni dell'arte del 900. Schifano girò anche un film underground. La sua opera rimane legata alla sua pittura veloce che colora con stesure piatte un disegno essenziale.

Tempo moderno, 1962 (pag46)

Michelangelo Pistoletto

Lo strumento scenico di cui si serve è lo specchio. Dimostra, quindi la volontà di coinvolgere direttamente il pubblico in situazioni enigmatiche.

Lui e lei che parlano, 1965 (pag 45)

Pino Pascali

Per P. lo spettacolo è invenzione, gioco improvvisato con tecniche volutamente primitive e con  materiali di cui la gente si serve per fare altre cose. Dalla sua ricerca nasce nel 1968 l'arte povera.

Gianni Kounellis: fa parte degli artisti di piazza del popolo

Mario Ceroli

Impiego anticonvenzionale dei materiali: a partire dal 63 ha usato tavole di legno grezzo per ricavarvi profili di figure ed oggetti, attingendo a immagini quotidiane o a capolavori del Rinascimento. La sua fama è legato all'uso del legno oltre alle silhouttes, snche ambienti di effetto scenografico. È stato uno sei primi a concepire un'immagine che, occupando fisicamente un ambiente, vi ingloba lo spettatore, secondo il principio dell'environment.

La Cassa Sistina, 1966

La Cina, 1966

Arcobaleno, 1969 (pag 45)

L'uomo di Leonardo, 1964 (pag 45)

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